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LA SINDROME FEMORO
- ROTULEA
Gian Nicola Bisciotti
Cattedra di Riabilitazione Funzionale dello Sportivo, Facoltà di Scienze dello
Sport dell'Università Claude Bernard di Lione (F) -
Preparatore atletico FC Internazionale, Milano (I)
(Articolo tratto dal libro dello stesso autore intitolato: Il ginocchio dello
sportivo
- Calzetti & Mariucci Editore)
Sommario
La
sindrome femoro rotulea è una patologia relativamente frequente nell'ambito
sportivo. La sua eziopatogenesi è essenzialmente riconducibile ad un "malallineamento"
dell'articolazione del ginocchio, oppure ad una displasia a carico della rotula
e/o della troclea femorale. La gonalgia anteriore che accompagna questa
patologia, può rivelarsi altamente limitante nei confronti della pratica
sportiva. In particolare, alcune discipline sportive, che prevedano dei
piegamenti degli arti inferiori di una certa entità, come ad esempio la danza
oppure il sollevamento pesi, possono contribuire, in atleti che posseggano una
predispozione di tipo anatomico-funzionale, all'insorgenza della patologia.
INTRODUZIONE
La sindrome
femoro-rotulea è costituita da un insieme di alterazioni morfofunzionali che
determinano l'insorgenza di una gonalgia anteriore. Da un punto di vista
eziopatologico le alterazioni che si possono ritrovare alla base della sindrome
femoro-rotulea, sono essenzialmente riconducibili ad un malallineamento, oppure
ad una displasia della rotula e/o della troclea femorale. Occorre comunque
ricordare che le alterazioni funzionali delle strutture anatomiche sovra e
sottostanti, come ad esempio le variazioni assiali o rotazionali dell'arto
inferiore, oppure le alterazioni morfo-funzionali del piede, possono influire
negativamente sulla meccanica dell'articolazione femoro-rotulea. Da un punto di
vista anatomico, la rotula è un osso sesamoide, di forma grossolanamente
triangolare, posta internamente al tendine del muscolo quadricipite.
Meccanicamente la rotula, articolandosi con il solco trocleare del femore,
costituisce il fulcro di tutto il meccanismo estensorio dell'arto inferiore. La
rotula si trova a contatto con il femore a partire dai 15°-20° di flessione e
sino alla flessione articolare completa (Insall e coll., 1983). Sia le superfici
articolari della rotula stessa, che quelle del solco trocleare, sono rivestite
da una cartilagine articolare spessa mediamente dai 4 ai 6 mm. I normali
meccanismi di scorrimento dell'articolazione femoro-rotulea vengono controllati
da fattori statici, ossia non contrattili e dinamici, ossia contrattili. I
fattori statici sono costituiti dalle dimensioni della rotula, dei condili
femorali e dalle loro dimensioni, dalla forma e dall'angolo del solco trocleare
e dall'allineamento dell'arto inferiore. I principali stabilizzatori meccanici
della rotula sono il muscolo vasto laterale (VL) ed il vasto mediale obliquo (VMO),
porzione terminale del vasto mediale che si inserisce con un angolo di circa 55°
sul bordo mediale della rotula (Brownstein e coll., 1985). Inoltre, il tratto
ileo tibiale ed il capo corto del bicipite femorale, per la loro azione di
controllo sulla rotazione tibiale, possono essere, a tutti gli effetti,
considerati anch'essi degli stabilizzatori dinamici che concorrono al controllo
dell'angolo Q (Kettelkamp, 1981). Nell'ambito della sindrome femoro-rotulea, la
biomeccanica articolare riveste un ruolo fondamentale. Infatti, un'anormalità di
forma e/o di posizione della rotula stessa, ha una ricaduta diretta sulla sua
funzionalità, determinandone un alterato scorrimento nel solco trocleare. Un
cattivo scorrimento rotuleo può portare ad un'alterazione cartilaginea
comunemente riferita come condrosi od artrosi, la cui eziologia è da ricondursi
all'azione di forze compressive non adeguatamente ripartite sull'intera
superficie dell'articolazione femoro-rotulea stessa. Un aumento dell'ampiezza
dei movimenti in flessione del ginocchio, come richiesto da molte attività
ludico-sportive, aumentando l'entità delle forze di compressione a livello femoro-rotuleo, può causare un'alterazione della superficie articolare,
riscontrabile anche in individui giovani. Già dal 1964, Outerbridge aveva
classificato le lesioni della cartilagine articolare secondo tre diversi gradi:
-
I grado:
rammollimento e rigonfiamento minore di ½ pollice (1.27 cm)
-
II grado:
frammentazione e fissurazione maggiore di ½ pollice
-
III grado:
erosione della cartilagine in direzione dell'osso subcondrale
Anche l'instabilità
rotulea può essere classificata secondo tre diversi gradi:
-
I grado:
lateralizzazione rotulea, a causa dell'aumento dell'angolo Q, durante
la contrazione della muscolatura estensoria, si verrà a creare una piccola
area di contatto tra la superficie articolare rotulea e quella trocleare. La
conseguenza di questa situazione sarà l'insorgenza di una sindrome da iperpressione laterale.
-
II grado:
accentuata inclinazione della rotula o sublussazione rotulea, nel caso
di eccessiva inclinazione rotulea si verifica un ispessimento ed una
retrazione del retinacolo laterale associato ad un inspessimento capsulare.
Questa situazione determina, nel corso della flessione del ginocchio un'
inclinazione rotulea che esita in un iperpressione laterale. In casi più gravi
invece si assiste ad una vera e propria sublussazione laterale della rotula,
generalmente provocata da una brusca contrazione del quadricipite a ginocchio
esteso. Sublussazoni recidivanti causano, nel lungo periodo, una seria
sofferenza della cartilagine rotulea e trocleare.
-
III grado:
lussazione della rotula, condizione grave che conduce ad una seria e
progressiva sofferenza della cartilagine articolare.
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RIQUADRO DI
APPROFONDIMENTO
Viene definito
angolo Q,
l'angolo formato dall'intersezione di due linee: la prima congiungente la
spina iliaca antero superiore ed il centro della rotula, ossia la linea
che rappresenterebbe il vettore di forza del quadricipite femorale, e la
seconda che va dal centro della rotula alla tuberosità tibiale anteriore e
che rappresenta l'asse anatomico della rotula. L'angolo Q differisce
leggermente nei due sessi, essendo normalmente compreso tra 10 e 12°
nell'uomo e tra 15 e 18° nella donna (Insall e coll., 1976). Un aumento
dell'angolo Q può dipendere da diversi fattori di ordine anatomico come:
- Un aumento
dell'antiversione femorale [1]
- Un aumento della
torsione esterna della tibia
- Una lateralizzazione
della tubersità tibiale anteriore
Un aumento dell'angolo Q
comporterebbe un aumento del valgismo del ginocchio che sarebbe a sua
volta responsabile di uno spostamento laterale della rotula.
è importante
ricordare che aumentando o diminuendo il valore teorico ideale dell'angolo
Q, l'area di contatto della rotula, all'interno del solco trocleare,
rimane sostanzialmente la stessa, il problema però consiste nel fatto che
la modificazione dell'angolo Q, comporta un anomalo modello di carico a
livello della cartilagine articolare. Occorre poi ricordare il concetto di
"angolo Q statico" ed "angolo Q dinamico", in questo caso un VMO ipotonico
può, di fatto, trasformare un angolo Q statico che rientri nell'ambito dei
valori normali, in un angolo Q dinamico predisponente alla patologia
femoro-rotulea (Huberti e Hayes, 1984). La diminuzione dell'angolo Q, non
provoca invece la possibile lussazione mediale della rotula, ma è
responsabile dell'aumento delle forza di compressione sul compartimento
mediale tibio-femorale, attraverso un incremento dell'orientamento in varo
dell'articolazione del ginocchio (Mizuno, 2001) e conseguente progressivo
danno del compartimento articolare mediale. Occorre poi ricordare come la
cartilagine articolare, in senso generale, ritrovi più facilmente la sua
forma originale dopo sforzi intensi ma temporalmente limitati, al
contrario, dopo sforzi di minor intensità ma prolungati nel tempo, come ad
esempio nel caso di sport di endurance o di grande endurance, la
cartilagine mostra una marcata sofferenza meccanica (Ferret, 2006). Per
questa ragione è fortemente consigliabile impostare un programma
conservativo su più sedute giornaliere di breve durata, piuttosto che su
di una sola seduta molto lunga.
Note:
[1] L'antiversione femorale è un segno clinico che compare
quando la rotazione interna della diafisi femorale porta il solco femorale
medialmente rispetto al tubercolo tibiale, portando il tendine rotuleo più
lateralmente rispetto alla rotula ed aumentando così la forza vettoriale
laterale che si esercita su di essa durante la contrazione del muscolo
quadricipite |

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Figura 1: La
misurazione dell'angolo Q permette di valutare l'allineamento
dell'apparato estensore dell'arto inferiore. Nelle ginocchia malallineate
il suo valore aumenta o diminuisce rispetto ai valori normali, che
peraltro, differiscono leggermente nei due sessi. Inoltre, come è
facilmente arguibile dalla figura, un aumentato valgismo del ginocchio
comporta un aumento dell'angolo Q stesso. |
CLINICA E
DIAGNOSI
La sindrome
femoro-rotulea, di cui si riscontra una maggior incidenza nella popolazione
femminile rispetto a quella maschile, è caratterizzata da dolore costante nella
parte anteriore dell'articolazione del ginocchio. Talvolta si può verificare uno pseudo-blocco articolare di natura antalgica. L'ampiezza di movimento risulta
comunque, nella maggior parte ridotta, a questo si associa un'importante ipotonotrofia del muscolo quadricipite. Nel processo di cronicizzazione possono
essere coinvolte le strutture molli articolari come il tendine rotuleo, la borsa
sovrapatellare, prepatellare ed anserina, il cuscinetto adiposo infrarotuleo, i
retinacoli mediale e laterale, le pliche mediale, laterale e superiore, il nervo
safeno a livello del tubercolo degli adduttori od al tendine della zampa d'oca (Roels
e coll., 1978; Patel, 1986). Spesso il gonfiore è localizzato nell'area del
recesso sovrarotuleo ed è dovuto ad infiammazione del tessuto sinoviale, della
borsa sovrarotulea e del cuscinetto adiposo sovrarotuleo. Frequentemente si
verificano episodi di cedimento essenzialmente imputabili ad inibizione
muscolare secondaria a dolore e/o edema articolare (Brownstein e coll., 1985;
Kennedy e coll., 1982). Durante alcune attività, come ad esempio il salire o lo
scendere le scale, il paziente può percepire una sensazione di scroscio e
crepitio, non sempre associata a sintomatologia dolorosa. Generalmente camminare
in salita provoca meno dolore di quanto non si provi camminando in discesa,
questo è dovuto al fatto che il ginocchio sotto carico in salita, raggiunge un
angolazione pari a circa 50°, mentre in discesa l'angolo di flessione raggiunge
circa gli 80°. Tipico è il cosiddetto "segno del cinema", ossia la
sintomatologia dolorosa che il paziente percepisce nella parte anteriore
dell'articolazione del ginocchio, dopo aver mantenuto quest'ultimo in posizione
flessa per un tempo piuttosto prolungato. All'esame clinico si evoca dolore
richiedendo una contrazione isometrica, contro resistenza, in un range compreso
tra 0 e 20° di flessione. Inoltre, nell'ambito di un'instabilità di II grado, il test di apprensione risulta positivo. La radiografia convenzionale,
effettuata in diversi angoli di flessione del ginocchio e soprattutto la RM,
confermano la diagnosi clinica.

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Figura 2: Il test di
apprensione si effettua con il ginocchio posizionato a 0° di flessione,
l'esaminatore deve bloccare lateralmente la rotula con la mano. Nel
momento in cui si richieda al soggetto di flettere il ginocchio, la rotula
tendendo a sublussarsi, provoca dolore. Un'altra modalità per effettuare
il test di apprensione, consiste nel posizionare il ginocchio del paziente
a circa 30° di flessione, bloccare lateralmente la rotula con la mano e
richiedere l'estensione della gamba. Nei pazienti con grave instabilità
questo tipo di manovra provoca, appunto, apprensione, il soggetto infatti,
in caso di test positivo, spesso afferra la mano dell'esaminatore, oppure
ritrae la gamba. |

Figura 3: Gli stabilizzatori attivi e passivi a livello rotuleo
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RIQUADRO DI
APPROFONDIMENTO
Cosa sono il "Tilt" ed il
"Glide" rotulei
Il "Tilt rotuleo"
rappresenta una misura di natura radiologica, che si effettua avvalendosi
di una TC. In pratica, rappresenta l'angolo formato dalla rotula con il
piano posteriore dei due condili femorali. La misurazione del tilt rotuleo
può riflettere un disequilibrio muscolare sul piano orizzontale, dovuto
precipuamente ad una displasia a carico sia del quadricipite femorale, che
della troclea. La misurazione deve essere effettuata sia richiedendo una
contrazione del quadricipite, che a muscolatura decontratta, con
l'articolazione del ginocchio estesa. Fisiologicamente l'angolo deve
essere compreso in un range che va dai 10 ai 20°, al di là di questo
valore è da considerarsi patologico. Palpatoriamente è possibile
effettuare invece il cosiddetto "test del tilt rotuleo". Il test viene
eseguito dall'operatore con il pollice e l'indice, effettuando una
palpazione dei margini mediali e laterali della rotula. In caso di test
positivo, ossia in presenza di tilt rotuleo, il margine mediale della
rotula si trova più in alto rispetto al laterale. In questo caso è
possibile effettuare un taping che riduca l'inclinazione rotulea, orizzontalizzando la rotula stessa. Il test deve essere eseguito con
l'articolazione del ginocchio completamente estesa ed il quadricipite
rilassato; è inoltre essenziale effettuare un test comparativo sull'arto controlaterale. Questo tipo di test si rivela molto sensibile nell'ambito
della valutazione del malallineamento rotuleo, tuttavia, occorre
sottolineare che un'alterata inclinazione rotulea non necessariamente è
sintomatica, e può pertanto essere rilevata anche in pazienti asintomatici che non presentino instabilità del ginocchio, oppure che
lamentino dolore secondario ad altri tipi di patologia.
Il "Glide rotuleo",
rappresenta invece lo scivolamento della rotula nelle quattro direzioni (mediale-laterale-superiore-inferiore).
Il test del glide rotuleo si rivela essenziale al fine di verificare la
presenza di rigidità, od al contrario, di un'eccessiva mobilità della
rotula. Per poter quantificare lo scorrimento rotuleo è necessario
effettuare la misurazione della distanza tra il punto medio del polo
rotuleo e gli epicondili femorali mediale e laterale. Queste due distanze, in condizioni di perfetta fisiologicità articolare, dovrebbero
essere sovrapponibili, la tolleranza massima dovrebbe pertanto aggirarsi
in + 5 mm. Un eccessivo glide laterale si traduce infatti in una
drastica riduzione della tensione medializzante esercitata dal VMO sulla
rotula stessa.
Il test può essere
eseguito sia con l'articolazione del ginocchio flessa a 30°, che con il
ginocchio in estensione, in entrambi i casi il quadricipite deve essere
completamente rilassato. L'operatore deve medializzare e successivamente
lateralizzare la rotula, utilizzando il pollice e l'indice, allo scopo di
rilevare una possibile alterazione dell' elasticità tissutale. Per poter
meglio quantificare lo spostamento osservabile nel corso del test, la
rotula può essere teoricamente suddivisa in quadranti longitudinali. Il glide mediale di un solo quadrante, è indice di una rigidità del
legamento alare laterale, ed è solitamente associato ad un test del tilt
rotuleo ad angolo negativo.
Un glide laterale di
tre quadranti è suggestivo di un' insufficienza del retinacolo mediale,
mentre una scivolamento di quattro quadranti, è un inequivocabile indicatore di grave deficit del legamento alare mediale, e quindi di
rotula lussabile.
è
sempre necessario valutare il glide rotuleo anche in modalità dinamica,
richiedendo al paziente delle contrazioni sia eccentriche, che
concentriche, della muscolatura estensoria, sia in OKC, che in CKC; in tal
modo è possibile verificare l'effetto della contrazione sul
posizionamento rotuleo. Come nel caso del test del tilt rotuleo, è sempre
necessario eseguire un confronto con l'arto controlaterale. Anche in caso
di eccessivo glide laterale esistono dei taping di medializzazione
rotulea, che talvolta si presentano come risolutivi, o comunque di grande
beneficio, nella riduzione della sintomatologia dolorosa del paziente.

Figura 4: Esempio
di un taping correttivo di tilt rotuleo laterale. Il bendaggio parte dal
centro della rotula e deve arrivare, dopo aver sollevato la cute dal lato
mediale verso la rotula stessa, al condilo femorale mediale, determinando
in tal modo un sollevamento del margine laterale della rotula che la
renda, sul piano frontale, maggiormente parallela al femore. Il taping può
essere eseguito con il ginocchio in completa estensione o leggermente
flesso a 20°.

Figura 5: Taping
di correzione di un glide laterale. Un eccessivo scivolamento laterale
della rotula, può essere corretto mediante l'applicazione di una benda inestensibile sul margine rotuleo laterale, che venga poi tensionata con
forza, e fissata immediatamente dietro il condilo femorale mediale. Anche
in questo caso il taping può essere effettuato a ginocchio esteso oppure
flesso a 20°. |
IL
TRATTAMENTO CONSERVATIVO
Nella fase acuta il
trattamento conservativo deve essere essenzialmente rivolto alla diminuzione del
dolore ed alla ripresa di una normale funzionalità articolare. Crioterapia, TENS
e laser costituiscono le terapie strumentali maggiormente adatte a questo scopo.
Parallelamente può essere iniziato un programma di rinforzamento selettivo,
tramite ES del VMO, muscolo che si rivela essenziale nel controllo
dell'allineamento rotuleo (Grabiner e coll., 1986; Williams e coll., 1986).
L'atleta deve, ovviamente, interrompere tutte quelle attività che scatenano la
sintomatologia dolorosa. L'utilizzo di un taping e/o di un tutore medializzante,
può essere di grande aiuto nella riduzione del dolore. Una volta risolta la fase
acuta, la seconda parte del trattamento deve essere basata sul rinforzo
selettivo del VMO e sulla detensione del VL e degli ischiocrurali. Durante le
esercitazioni per la muscolatura estensoria effettuate in CKC, occorre limitare
la flessione articolare per evitare di provocare un eccessiva pressione
sull'articolazione femoro-rotulea.

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Figura 6: numerose
anomalie anatomiche, come l'iperpronazione del piede, il valgismo del
ginocchio, un'anomala rotazione tibiale, oppure un'antiversione femorale,
determinando un aumento dell'angolo Q, possono essere all'origine della
sindrome dolorosa femoro-rotulea. |
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RIQUADRO DI
APPROFONDIMENTO
La
condropatia rotulea dell'adolescente ...
La condropatia
rotulea è, purtroppo, una problematica abbastanza ricorrente nel periodo
dell'adolescenza, tuttavia, fortunatamente, il suo trattamento non è mai
di tipo aggressivo. L'esame clinico deve in primo luogo accertare che la
sintomatologia algica lamentata, non sia piuttosto da attribuirsi ad una
gonalgia secondaria ad una patologia dell'articolazione dell'anca ed, in
particolare, ad un'epifisiolisi femorale superiore [1].
Altre diagnosi differenziali possono essere costituite da lesioni
meniscali, da menisco discoide esterno, da borsite sottorotulea, da una
patologia a carico del corpo adiposo infrapatellare (malattia di
Hoffa-Kastert), oppure, più semplicemente da sovraccarico funzionale a
livello capsulo-legamentoso. Inoltre, occorre tenere presente che spesso
la sindrome della plica mediopatellare, può facilmente essere confusa con
una condropatia rotulea.
Una condizione
predisponente alla sindrome da iperpressione esterna nell'adolescente, è
costituita dalla "sindrome della doppia rotazione". La sindrome della
doppia rotazione è costituita dall'associazione di un'iper-antiversione
femorale e di un'eccessiva extrarotazione tibiale. Questa particolare
situazione anatomica, determina l'instaurarsi di un "falso ginocchio
varo", con uno strabismo convergente delle rotule, che si evidenzia quando
il soggetto è in ortostasi a piedi uniti. L'asse meccanico dell'arto
inferiore, e l'allineamento del ginocchio, si normalizzano nel momento in
cui i piedi divergono, oppure quando il soggetto si pone sulla punta dei
piedi. In questo caso, è appunto indicato adottare un rialzo calcaneare.
In ogni caso, tutte le perturbazioni di una normale rotazione degli arti
inferiori, favoriscono l'instabilità rotulea. A questo proposito dobbiamo
ricordare come alcune attività sportive, come la danza classica, associno,
pericolosamente, al sovraccarico funzionale un'eccessiva extra-rotazione
tibiale (tipico è l'esempio del movimento del "en-dehors"), e conducano,
nel caso di una pratica assidua, i giovani praticanti verso delle
condropatie rotulee.
La condropatia
rotulea è stata sempre considerata come il primo stadio di una
degenerazione artrosica a carico dell'articolazione del ginocchio.
Tuttavia, è importante sottolineare, che questo tipo di patologia non
evolve ineluttabilmente e rapidamente verso una franca artrosi femoro-rotulea. Infatti, nell'adolescente, i danni cartilaginei possono
essere abbastanza contenuti ed, in assenza di predisposizioni di tipo
anatomico, la sintomatologia può stabilizzarsi ad un grado tale da non
impedire una normale funzionalità, se non, addirittura, sparire. Le prime
alterazioni sintomatiche della rotula, sono infatti di tipo focale, ed in
assenza di disequilibri rotulei di una certa gravità, alcuni Autori (Rombouts,
1998), ipotizzano che queste irregolarità precoci possano sparire grazie
ad una sorta di "rodaggio rotuleo". Negli individui molto giovani, nei
quali la rotula ha ancora delle possibilità di crescita, si potrebbe
anche sperare in un processo di rimodellamento spontaneo delle superfici
articolari rotulee e femorali. Per tutti questi motivi quindi, il
trattamento elettivo da intraprendersi inizialmente è, senza dubbio,
quello conservativo. Si tratta soprattutto di ridurre le sollecitazioni
mantenendo comunque un'attività articolare. Il cosiddetto "risparmio
rotuleo" si attua in primo luogo riducendo ed adattando l'attività
sportiva sino ad allora praticata dal soggetto. Nei pazienti che
presentino un'eccessiva rotazione tibiale, associata a valgismo del piede,
è fortemente consigliabile l'adozione di un'ortesi plantare correttiva.
Inoltre, in caso di forte instabilità rotulea, che comporti il rischio di
sublussazioni o lussazioni recidivanti, è opportuno adottare una
ginocchiera stabilizzante. Dal momento che il trofismo del tessuto
cartilagineo, dipende da un'ottimale circolazione del liquido sinoviale,
l'immobilizzazione è assolutamente sconsigliabile.
è comunque confortante
il fatto che, nell'adolescente, la gran parte delle condropatie rotulee,
risponda positivamente al trattamento conservativo. Oltre a questo,
occorre ricordare che i risultati ottenibili attraverso un trattamento di
tipo chirurgico, si dimostrano decisamente poco regolari, inoltre, nel
periodo dell'adolescenza le tecniche chirurgiche adottabili sono, di
prassi, solamente quelle a carico dei tessuti molli, essendo fortemente
sconsigliabili, prima della fine del periodo di accrescimento, tutte le
tecniche chirurgiche che prevedano la trasposizione della tuberosità
tibiale.
Note:
[1]
Epifisiolisi: scivolamento e separazione dell'epifisi dalla base di
impianto diafisaria di un osso lungo. Ne è appunto un esempio l'epifisiolisi
della testa del femore sul collo femorale per alterazione della
cartilagine di accrescimento, ne consegue una deformazione dell'anca
fortemente invalidante. |
Figura 7: falso varismo del ginocchio dovuto alla "sindrome della doppia
rotazione" (riquadro A). La situazione si normalizza nel momento in cui
il
soggetto diverge le punte dei piedi (riquadro B).
RIABILITAZIONE E
RITORNO ALL'ATTIVITà SPORTIVA
La sindrome
femoro-rotulea è purtroppo molto spesso di difficile gestione con il trattamento
di tipo conservativo e talvolta necessita di una procedura chirurgica di
riallineamento. In ogni caso il ritorno all'attività sportiva è subordinato alla
scomparsa, o comunque alla drastica riduzione, della sintomatologia dolorosa.
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Angolo
di flessione
del ginocchio in gradi |
Compressione femoro-rotulea
in MPa |
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90 |
0 |
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60 |
9 |
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30 |
11 |
|
0 |
24 |
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Compressione
femoro-rotulea, espressa in MPa, durante
un'esercitazione
effettuata in OKC (Viel e coll., 1988) |
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Angolo
di flessione
del ginocchio in gradi |
Compressione femoro-patellare
in MPa |
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90 |
25 |
|
60 |
13 |
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30 |
6 |
|
0 |
0 |
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Compressione
femoro-rotulea, espressa in MPa, durante
un'esercitazione
effettuata in CKC (Viel e coll., 1988) |
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Per questo motivo, durante gli esercizi in CKC occorre evitare di
effettuare flessioni troppo profonde. Per ciò che riguarda invece le
esercitazioni in OKC, il discorso è più complesso: infatti, anche se negli
ultimi gradi estensione l'attivazione del VMO risulta massimalizzata, è
altresì importante ricordare che l'iperpressione rotulea che si registra
in quest'ambito di ROM, può comportare il verificarsi di un eccessiva
forza compressiva su piccole aree di contatto (Carson e coll., 1984; Grood
e coll., 1984). Il compromesso ideale è costituito dall'utilizzo di
carichi modesti effettuati secondo una modalità di tipo resistivo, e che
quindi reclutino soddisfacentemente il VMO, senza creare contestualmente
eccessive forze compressive a livello articolare. In tutti casi, è sempre
consigliabile un iniziale sorta di "rodaggio rotuleo", effettato
attraverso esercizi di flesso-estensione in OKC, in un ROM compreso tra 50
e 100°, ossia in un range articolare dove la compressione femoro-rotulea
sia minima, cercando di guadagnare progressivamente gradi d'estensione,sino al raggiungimento del ROM
"target" per l'attivazione del VMO.
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Riquadro A

Riquadro B

Riquadro C
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Figura 8:
per ottenere un'attivazione selettiva del VMO occorre in primo luogo
lavorare sugli ultimo gradi del leg extension (0 - 30°) mantenendo la punta
del piede extraruotata od, ancor meglio, il piede supinato (riquadro A).
Inoltre, flettendo il busto in avanti, si inibisce l'intervento del RF,
focalizzando ancor di più l'azione sul VMO (riquadro B). La massima
attivazione elettromiografica del VMO, si ottiene comunque effettuando
contemporaneamente una contrazione isometrica della muscolatura adduttoria,
ottenibile, ad esempio, stringendo tra le gambe una palla (riquadro C). La
contrazione degli adduttori, infatti, inibisce l'azione del VL,
massimalizzando ulteriormente l'intervento del VMO nel movimento di
estensione della gamba sulla coscia. |
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RIQUADRO DI
APPROFONDIMENTO
I 6 punti importanti di
un programma conservativo …
-
1- Controllare il dolore
e la flogosi: il dolore, l'infiammazione ed il versamento a livello
articolare, costituiscono tre fattori d'aggravamento della patologia in
quanto inibiscono un ottimale reclutamento del quadricipite, aggravando
ulteriormente il quadro clinico. Occorre pertanto controllarli grazie all'utilizzo di FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), bendaggi
compressivi, ghiaccio e adeguate terapie fisiche, come ad esempio la
magnetoterapia e la ionoforesi. E'inoltre necessario ridurre il
sovraccarico funzionale al quale viene sottoposta l'articolazione del
ginocchio, diminuendo o, se necessario, sospendendo l'attività sportiva.
-
2- Effettuare un piano di
lavoro specifico per il rinforzamento del quadricipite femorale, sia
attraverso esercizi isometrici che isotonici. Soprattutto, è
fondamentale rinforzare selettivamente il VMO. Se si eseguono esercizi
in catena cinetica chiusa, come ad esempio lo squat, è importante
evitare l'eccessiva flessione del ginocchio.
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3- Lo stretching: è molto
importante cercare di allungare sia i muscoli del polpaccio,dal momento
che una loro retrazione comporta una pronazione compensatoria del piede
che a sua volta causa un aumento dell'intrarotazione tibiale con
conseguente ipersollecitazione rotulea, sia gli ischio-crurali, il
tensore della fascia lata, la benderella ileo-tibiale ed il
quadricipite.
-
4- Migliorare lo
scorrimento rotuleo: lo scorrimento della rotula si può migliorare
tramite una sua mobilizzazione mediale passiva, allo scopo di detendere
una struttura stabilizzatrice denominata retinacolo laterale. Alcuni
Autori suggeriscono anche il taping rotuleo al fine di riottenere un
ottimale riallineamento rotuleo e facilitarne lo scorrimento.
-
5- Correggere
un'eventuale iperpronazione che, come detto precedentemente, può essere
la causa dell'insorgenza della patologia rotulea, in questo caso occorre
valutare l'opportunità di intervenire tramite ortesi plantare.
-
6- Effettuare un lavoro
di rinforzo dei muscoli extrarotatori (grande gluteo, medio gluteo,
piriforme).
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BIBLIOGRAFIA
-
Brownstein B.A., Lamb R.L., Mangine R.E.: Quadriceps torque and integrated
electromyography. J Orthop Sports Phys Ther. 6:30-35, 1985.
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International Association Laser Therapy. Bergamo, 11 Novembre 2006.
-
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