|
OBESITà:
LA VERA PANDEMIA DEL TERZO MILLENNIO

Merendine e hamburger, ore
seduti davanti alla televisione, al computer o al volante dell'automobile ... il
mondo si sta ammalando di una malattia gravissima: l'OBESITà.
Ma la notizia peggiore è che
aumenta sempre più il numero di persone in sovrappeso o obese già dalla prima
infanzia.

Questi allarmanti dati
fanno definire dagli esperti di tutto il mondo l'obesità come "una vera pandemia che minaccia di strangolare il sistema sanitario di
tutti i Paesi".
Nel mondo ci sono ormai
più persone grasse che persone che soffrono la fame: i sovrappeso sono circa un
miliardo (di cui 300 milioni obesi), e "solo" 800 milioni sono i denutriti. I
governi dei Paesi in via di sviluppo, paradossalmente, devono affrontare nello
stesso tempo le due facce opposte della malnutrizione: la denutrizione e
l'ultranutrizione.
|
SOVRAPPESO
1 MILIARDO |
OBESI
300 MILIONI |
DENUTRITI
800 MILIONI |
|
INDICE DI MASSA CORPOREA (BMI) = PESO (KG) / STATURA (m)2
|
|
SOVRAPPESO:
BMI =
25-30 (uomini)
24/29 (donne) |
OBESITà:
BMI =
> 30 (uomini)
> 29 (donne) |
SOTTOPESO:
BMI =
< 20 (uomini)
< 19 (donne |
Il problema, nato nei Paesi
ricchi dell'Occidente, si sta purtroppo diffondendo nel resto del mondo perché nei Paesi in via di sviluppo
si stanno adottando le abitudini alimentari e lo stile di vita dei
paesi ricchi.
Gli Stati Uniti finora erano
il Paese "guida" (negativa …) su questo fronte, con circa il 69% della
popolazione in sovrappeso o obesa, seguiti dall'Australia e poi dalla Gran
Bretagna. In Europa si sfiora il tetto del 50% per cento, ma il problema continua
a peggiorare rapidamente.
Dal punto di vista economico, nei bilanci della sanità
l'effetto si sente già se è vero che almeno l'8% delle spese mediche serve a
curare malattie causate dal peso eccessivo e il 13% dei decessi ne
sono la diretta conseguenza.
La causa non è solo
l'alimentazione, ma soprattutto lo
stile di vita: ormai la possibilità di
movimento è limitata nelle aree urbane che diventano sempre più "alveari" umani,
senza spazio per sentieri ciclabili, parchi e campi da gioco. Ci vuole un grande
sforzo comune di Paesi e governi, come si sta cercando di fare nella lotta
contro l'inquinamento, per migliorare lo stile di vita soprattutto dei giovani.
Se ciò non avverrà, saremo la prima generazione responsabile di
aver aumentato il rischio di morte prematura dei figli per malattie legate
all'obesità.
Negli Stati Uniti l'obesità infantile e giovanile (nella popolazione di età
inferiore ai venti anni) è aumentata del 45% rispetto agli anni Ottanta. Questi
individui soffriranno di una grande quantità di malanni, fra i quali il
cosiddetto "diabesity",
il diabete da obesità, una malattia relativamente nuova, che si sta
moltiplicando a una velocità impressionante.
Anche in Italia, soprattutto
tra i più giovani, si prospetta un quadro allarmante per le generazioni future:
per un obeso le prospettive di vita si accorciano fino a 10 anni!
L'obesità ha due cause
principali: l'ereditarietà e le
cattive abitudini alimentari. Un bambino obeso
nato da genitori obesi ha 80 possibilità su 100 di rimanere tale anche da
adulto. Ma la predisposizione genetica non è necessariamente una condanna,
infatti anche un bambino nato da genitori non obesi, se non segue una corretta
alimentazione ed un idoneo stile di vita può diventare obeso.

L'obesità si combatte con la
prevenzione, ma spesso i genitori hanno difficoltà nell'educare i più piccoli ad
una sana alimentazione, anche perché spesso anche loro stessi non mangiano
correttamente. Sarebbe quindi opportuno intervenire nelle scuole con un'azione di
prevenzione primaria, favorendo una corretta educazione alimentare.
L'alimentazione corretta, comunque, deve sempre essere combinata con il
movimento: circa il 79% dei bambini passa più di 3 ore al giorno davanti alla tv
e questo vale anche per gli adulti.
Nell'ambito della prevenzione
l'intervento deve essere precoce: in caso di un aumento di peso evidente in un
bambino ci si deve rivolgere subito al pediatra, per controllare le curve di
crescita e, se necessario, intervenire. Un ritardo nell'intervento può rendere
l'intervento stesso molto meno efficace. E ci si deve rivolgere agli
specialisti ...
Può sembrare banale, ma spesso ci si affida a
facili promesse di
dimagrimento rapido: è il modo migliore, spesso, per peggiorare la situazione.
Il problema principale, comunque, non è perdere peso, ma acquisire nuove
abitudini alimentari per evitare l'effetto "yo‑yo" e rendere stabile il
dimagrimento stesso. Dobbiamo ricordare che l'obesità può essere causa di
malattie tumorali, metaboliche e cardiovascolari e quindi va affrontata presto
e bene.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Un tempo erano gli abitanti
degli Usa a fare notizia per i loro chili di troppo, frutto di diete a base di
hamburger e patatine. Ora, purtroppo, parole come obesità e sovrappeso
sono diventate d'uso comune anche nel resto del mondo: in Italia quasi un adulto su
due è obeso o pesa troppo e il fenomeno riguarda il 45% della popolazione
adulta. Ma il problema sta crescendo in modo preoccupante anche e soprattutto
tra i più piccoli. Secondo i dati elaborati dalla "International of Obesity
Task Force" (organismo internazionale con sede a Londra che monitorizza il problema
a livello mondiale), nel nostro Paese circa il 32% dei bambini tra i 7 e gli 11
anni soffre di problemi di sovrappeso o obesità ed il numero è in crescita
costante: ogni cinque anni la percentuale sale di oltre il 5%, superando
persino gli incrementi che si registrano nella fascia adulta della
popolazione. La situazione è peggiore solo in Paesi come la Spagna e il
Portogallo dove le percentuali sono del 33% e del 32,5% tra i più piccoli.
Francia e Inghilterra fanno invece registrare valori minori: i bambini obesi o
in sovrappeso sono "soltanto" il 19% e il 28%.
Fortunatamente in Italia
nella fascia di età 13‑17 anni, la percentuale di obesi o in sovrappeso scende
al 25%.
LA SITUAZIONE IN ITALIA
|
QUANTI SONO GLI OBESI
4 MILIONI DI ADULTI
+25% RISPETTO AL 1994 |
LE REGIONI PIù
COLPITE
MOLISE 12.8%
CAMPANIA 11.2% |
CHI SONO
MASCHI 9.2%
FEMMINE 8.8% |
|
LA GEOGRAFIA DELL'OBESITà
NORD 7.8%
CENTRO 7.9%
SUD 10.8%
ISOLE 9.5% |
L'ETà
18-24 ANNI 1.6%
45-54 ANNI 12.4%
55-64 ANNI 14.4%
65-74 ANNI 14.2% |
BAMBINI OBESI O SOVRAPPESO
ITALIA 36%
SPAGNA 27&
SVIZZERA 24%
INGHILTERRA 20%
FRANCIA 19%
GERMANIA 14% |
(Dati: ANSA-CENTIMETRI)
Dobbiamo però ricordare che
chi aumenta di peso nel periodo precedente allo sviluppo ha poi moltissime
difficoltà a dimagrire ed a mantenere un peso corretto. In questa fascia di età,
infatti, le cellule adipose non si ingrossano come negli adulti, ma aumentano di
numero e così, in seguito, è più difficile eliminare i chili in eccesso. Il
periodo più a rischio è proprio quello pre‑adolescenziale, tra i 10 e i 15
anni; è a questa età che si comincia ad avere una gestione dell'alimentazione
più autonoma e i ragazzi iniziano a mangiare quello che vogliono e, spesso, si
fanno condizionare nelle scelte dalla pubblicità che "sponsorizza" soprattutto
prodotti che favoriscono l'aumento di peso perché iper‑zuccherati e pieni di
grassi. Frutta e verdura diventano così un ricordo da eliminare, mentre
merendine, pizzette e dolciumi prendono il sopravvento.
Mediamente a questa età i
ragazzi eccedono di circa il 20% nell'apporto calorico necessario. I ragazzi
sani che fanno sport non dovrebbero andare oltre le 2000‑2500 calorie, anche
se molto dipende dalla corporatura e dal tipo di alimentazione che deve essere
sempre varia e completa nei suoi componenti.
Esempio Alimentazione ragazzi 10-15 anni (Calorie totali:
circa 2000)
|
COLAZIONE - 300/400 calorie
- 1 fetta di Ciambellone o Crostata
oppure 4 Frollini oppure 3 Fette Biscottate al miele o marmellata oppure
due manciate di Cereali
- 1 tazza di Latte (200-250 ml)
- 1 Frutto (ad esempio una Banana) |
|
SPUNTINO - 70/100 calorie
1 Frutto oppure 2 Fette Biscottate
oppure 1 yogurt oppure 1 pacchetto di Crackers |
|
PRANZO - 700/800 calorie
- 1 Piatto di Pasta (ad esempio
Pomodoro e Basilico) da 80-100 grammi
- 1 secondo (preferibilmente
Carne ai ferri, oppure Pesce oppure Prosciutto crudo magro oppure
Bresaola etc.
- 1 Contorno (Verdura cotta o cruda) |
|
SPUNTINO - 100/200 calorie
1 Frutto oppure 1 Merenda dolce
(Gelato, Frullato, Yogurt) |
|
CENA - 400/500 calorie
- 1 Minestra di Verdura o Legumi (No
Pasta!)
- 1 Secondo (preferibilmente NO
Carne!)
- 1 Contorno
- Pane (60-70 grammi) |
Le cattive abitudini
alimentari acquisite negli ultimi anni sono alla base dell'aumento delle
alterazioni legate al peso corporeo: tra tutte quella di saltare la colazione
(lo fa l'8% della popolazione, mentre il 66% gli dedica al massimo 6 minuti) o
di mangiare in modo poco variegato, rinunciando troppo spesso a frutta e
verdura, a cui vengono preferiti alimenti più calorici: sempre più viene quindi
tradita l'ottima e salutare
dieta Mediterranea.

L'OBESITà INFANTILE
(ultimo aggiornamento 02 giugno 2005)
A
cura del Dr. Danilo Gambarara
Facoltà Scienze Motorie - Università degli Studi di Urbino
Medicina dello Sport e Promozione dell'Attività Fisica - A.U.S.L. RIMINI

Introduzione
A partire dagli
inizi degli anni '80 si è assistito nei paesi del mondo occidentale al
verificarsi di una vera e propria "pandemia" (GLOBESITà) di
obesità [1]. Condizioni di estremo sovrappeso e obesità vera e propria
riguardano ormai percentuali del 20-30% della popolazione adulta delle nazioni
più ricche.

Tale significativo
aumento è riscontrabile anche nei giovani in età prescolare e nelle varie fasce
dell'età scolare.
Nel corso degli anni (1970-2000)
sono così aumentati in maniera esponenziale anche i lavori scientifici
pubblicati sull'argomento (da 200 a circa 500 l'anno).

(Childhood obesity: public-health crisis, common sense cure
Cara B. Ebbeling, Dorota B. Pawlak, David S. Ludwig - Lancet
2002,
360:
473–82)
|
RIFERIMENTO
|
CRITERIO |
DATI
|
|
Reilly et al.
1999 [5] |
|
6 aa.
SP 22% OB 10%
15 aa. SP 31% OB
17% inglesi |
|
Reilly JJ et
al.
1999 [6] |
|
4 aa. SP 20.3% OB 7.6%
5 aa. SP 18.7% OB 7.2% inglesi |
|
Chinn,
Rona
2001 [7] |
|
Dal 1984 al 1994:
(dai 4 agli 11 anni)
sovrappeso maschi
5.4% -> 9% inglesi
6.4% -> 10% scozzesi
sovrappeso femmine
9.3% -> 13.5% inglesi
10.4% -> 15.8% scozzesi
obesità maschi
0.6% -> 1.7% inglesi
0.5% -> 2.0% scozzesi
obesità femmine
0.6% -> 2.1% inglesi
0.5% -> 2.4% scozzesi |
|
Rudolf
et al.
2001 [8] |
|
7-11 anni
inglesi
maschi SP 22% OB 11%
femmine SP 22% OB 12% |
|
Troiano,
Flegal
1998 [9] |
|
6-17 anni
USA 1988 -> 1994 NHANES III
SP 25% OB 11% |
|
Editorial THE LANCET
2001 [10] |
|
Femmine australiane
OB 1985 11.8% 1995 21.3% |
|
O'Loughlin et al.
1998 [11] |
|
Canada 9-12 anni multietnico
maschi SP 35% OB 15%
femmine SP 33% OB 13% |
|
de Onis,
Blössner
2000 [12] |
VV |
Obesità
3.3% |
|
Martorel et
al.
1998 [13] |
NA |
Obesità
2.9% |
|
Hanley et al.
2000 [14] |
BMI
85% |
Età 2-19
anni Sovrappeso
maschi 27.7%
femmine 33.7% |
|
Story et
al. 1999 [15] |
BMI
85%-95% |
Sovrappeso 39% Obesità 11% |
|
da Veiga et al. 2001 [16] |
BMI
85%-95%
|
Brasile 10-18 anni
dati di riferimento brasiliani
maschi SP 46.2% OB 25.0%
femmine SP 22.1% OB 7.2%
dati di riferimento USA
maschi SP 26.2% OB 8.5%
femmine SP 14.2% OB 2.8% |
|
Bundred et
al. 2001 [17] |
BMI
85%-95% |
Inglesi 3-4 aa. 1989->1998
Sovrappeso 14.7% a
23.6%
Obesità 5.4% a 9.2% |
|
Kromeyer-Hauschild K et al. 1999 [18] |
BMI
90%-97% |
Tedeschi 7-14 anni età
maschi 1975 -> 1995
Sovrappeso 10.0%
-> 16.3%
Obesità 5.3% -> 8.2%
femmine 1975 -> 1995
Sovrappeso 11.7% -> 20.7%
Obesità 4.7% -> 9.9% |
|
Tremblay
, Willms
2000 [19] |
BMI |
Canadesi 7-13 anni età
maschi 1981 -> 1996
Sovrappeso 15% ->
28.8%
Obesità 5% ->
13.5%
femmine 1981 -> 1996
Sovrappeso 15% ->
23.6%
Obesità 5% ->
11.8% |
|
Berg et al. 2001 [20] |
BMI
91%-98% |
12 aa.
Maschi SP 11.3% OB 7.9%
Femmine SP 6.8% OB 5.1%
15 aa.
Maschi SP 11.6% OB 8.9%
Femmine SP 5.5% OB 4.2%
18 aa.
Maschi SP 11.4% OB 7.3%
Femmine SP 4.8% OB 3.9% |
|
Park et al.
2001 [21] |
BMI
95% |
OBESITÀ USA (tre etnie)
5-17 anni età
Bianchi Ispanici
Maschi 15% Femmine 28%
Bianchi non ispanici
Maschi 7% Femmine 17%
Afro-Americani
Maschi 11% Femmine 29% |
|
Booth et
al. 2001 [22] |
BMI
85%-95% |
Adolescenti australiani
maschi SP
14-16% OB 5%
femmine SP 16-18% OB 5-6% |
|
al-Nuaim et al. 1996 [23] |
BMI |
Maschi Arabia Saudita -
6-18 anni età
Sovrappeso 11.7%
Obesità 15.8% |
|
|
|
|
|
Pantano et al.
1992 [24] |
|
Lazio 7
->
14 anni
17.7% |
|
Ceratti et al. 1990 [25] |
|
Milano popolazione
scolastica
Materne 4.7%
Elementari 14.1%
Medie inferiori 17.9%
Medie superiori 12.4% |
|
Maffeis et
al. 1993 [26] |
W/H >120% |
4 anni
maschi 3.6% femmine 2.0%
8 anni
maschi 11.2% femmine 13.3%
10 anni
maschi 23.4% femmine 12.7%
12 anni
maschi 17.3% femmine 11.9% |
|
Attinà et al. 1992 [27] |
BMI percentile |
Calabria scuole elementari
(6-11 anni)
79% maschi 21%
femmine sovrappeso |
|
Bordin et al. 1995 [28] |
BMI indice Cole |
Veneto scuole elementari
(8-11 anni)
13.5% sovrappeso
20% obesi 7.3% gravi obesi |
|
Ardizzi et al. 1996 [29] |
|
Piemonte 6
->
15 anni
Obesità
9.9%
MAX maschi 13-14 anni 16.5%
MAX femmine 8-9 anni 16.0% |
|
De Vito et
al. 1999 [30] |
|
Lazio 11
->
19 anni
Obesità 8.4%
(maschi 9.8% femmine 2.0%)
Sovrappeso 21.4% |
|
Caldarone et al.
1994 [31] |
SP 110/119%
OB>120% del peso ideale |
Lazio 9
->
14 anni
Maschi sportivi
SP 32.0% OB
16.0%
Maschi sedentari
SP 55.6% OB 33.0%
Femmine sportive
SP 53.6% OB 16.0%
Femmine sedentarie
SP 58.0% OB 37.0% |
Questo fenomeno si
traduce in una maggiore incidenza della cosiddetta "sindrome dismetabolica"
di cui fanno parte ipertensione arteriosa,
dismetabolismo glucidico o diabete
conclamato,
iperlipidemia ed aterosclerosi precoce in grado di indurre una
accentuazione della morbilità infantile [2] e conseguente aumento della
mortalità prematura nell'età adulta [3].
Le cause
dell'obesità sono indubbiamente multi-fattoriali, ma quelle che più hanno
contribuito a questo così significativo aumento sono da ricollegarsi soprattutto
alle modifiche dello "stile di vita", in particolare sedentarietà e diminuzione
dell'attività fisica, accompagnate da aumentata e/o squilibrata introduzione
calorica. Questo è tanto più vero nelle fasce più giovani della popolazione che,
se pur hanno visto aumentare le ore mediamente dedicate all'attività sportiva
organizzata, hanno praticamente azzerato quella ludico-spontanea trasformandola
in prolungata permanenza davanti a TV, computer e videogiochi.


|
L'OBESITà
IN ITALIA |
|
BAMBINI E ADOLESCENTI IN ECCESSO
DI PESO IN ITALIA (dati
1999-2000) |
|
6-9 anni |
maschi 33.6%
femmine 34.6% |
|
10-13 anni |
maschi 30.9%
femmine 19.8% |
|
14-17 anni |
maschi 17.3%
femmine 10.5% |
|
TOTALE |
maschi 26.9%
femmine 21.2% |

Criteri di definizione di sovrappeso ed obesità
L'obesità è
definita come un eccesso di massa grassa corporea: nell'adulto, per
evidenziarla, viene abitualmente utilizzato l'Indice di Massa Corporea o Body Mass Index (BMI) espresso dal rapporto tra il peso in kg ed il
quadrato della statura in metri, definendo sovrappeso corporeo un BMI compreso tra
25 e 30 ed obesità valori uguali o superiori a 30.
|
BMI = PESO (KG) / STATURA (m)2
|
Nell'infanzia e
nell'adolescenza l'accrescimento con le sue diverse modalità di espressione
(aumento spesso non sincrono del peso e della statura, modifiche della
composizione corporea) rendendo la definizione di obesità più complessa non
ha favorito l'omogeneità dei criteri utilizzati.
Una metodologia
molto utilizzata solo sino a qualche anno fa era quella basata sull'utilizzo
delle tavole di Tanner (1976) [4] che definiscono il peso ideale per età,
statura e sesso: un peso compreso tra il 110 e il 120% del peso ideale definisce
il sovrappeso corporeo, uno superiore al 120% l'obesità.
Nei giovani il BMI
è ormai universalmente utilizzato come criterio di valutazione delle condizioni
di obesità anche se non può ovviamente adottare gli stessi "end-point"
degli adulti in quanto subisce delle profonde e variabili modificazioni dalla
nascita al raggiungimento della completa maturazione.
Quindi un più
adeguato metodo per evidenziare i soggetti in eccesso ponderale è di considerare
tali quelli che si trovano al disopra di un certo valore percentile rispetto
alla popolazione di riferimento.
Cole e colleghi
[32] hanno recentemente proposto, basandosi su un esteso campione
internazionale (100.000 maschi ed altrettante femmine di varie razze) un metodo
per la determinazione dei valori predittivi di BMI per il sovrappeso ed obesità
in età adulta.
In pratica il bambino o adolescente il cui BMI ad una certa età sia al di sopra
dei valori di "cut off" considerati critici, ha elevate probabilità, nell'età
adulta, di trovarsi nelle condizioni di sovrappeso (BMI > 25) o obesità (BMI >
30).
Ad esempio, facendo
riferimento alla tabella, un maschio di 12 anni ha elevate probabilità di
essere in sovrappeso al compimento dei 18 anni se il suo BMI è compreso fra
21.22 e
26.02 e
di diventare obeso per valori superiori.
La stessa tabella ci permette di calcolare anche i pesi corrispondenti a questi
valori in base alla statura ed all'età.
Per calcolare i kg oltre cui cominciano sovrappeso e obesità:
21.22 x 1.50 x
1.50 = 48 kg (limite del sovrappeso)
26.02 x 1.50 x 1.50 = 59 kg (limite dell'obesità)
Esempio:
maschio 12
anni (valori di cut off come visto rispettivamente 21.22 e 26.02)
statura 1.50 m, peso 56 kg, BMI =
56/(1.5 x 1.5) = 24.89
Quindi le proiezioni statistiche indicano un elevata probabilità di
sovrappeso nell'età adulta.
|
|
Sovrappeso
B.M.I. 25 kg/m2 |
Obesità
B.M.I. 30 kg/m2 |
|
Età
(anni) |
Maschi |
Femmine |
Maschi |
Femmine |
|
2
|
18.41
|
18.02
|
20.09
|
19.81
|
|
2.5
|
18.13
|
17.76
|
19.80
|
19.55
|
|
3
|
17.89
|
17.56
|
19.57
|
19.36
|
|
3.5
|
17.69
|
17.40
|
19.39
|
19.23
|
|
4
|
17.55
|
17.28
|
19.29
|
19.15
|
|
4.5
|
17.47
|
17.19
|
19.26
|
19.12
|
|
5
|
17.42
|
17.15
|
19.30
|
19.17
|
|
5.5
|
17.45
|
17.20
|
19.47
|
19.34
|
|
6
|
17.55
|
17.34
|
19.78
|
19.65
|
|
6.5
|
17.71
|
17.53
|
20.23
|
20.08
|
|
7
|
17.92
|
17.75
|
20.63
|
20.51
|
|
7.5
|
18.16
|
18.03
|
21.09
|
21.01
|
|
8
|
18.44
|
18.35
|
21.60
|
21.57
|
|
8.5
|
18.76
|
18.69
|
22.17
|
22.18
|
|
9
|
19.10
|
19.07
|
22.77
|
22.81
|
|
9.5
|
19.46
|
19.45
|
23.39
|
23.46
|
|
10
|
19.84
|
19.86
|
24.00
|
24.11
|
|
10.5
|
20.20
|
20.29
|
24.57
|
24.77
|
|
11
|
20.55
|
20.74
|
25.10
|
25.42
|
|
11.5
|
20.89
|
21.20
|
25.58
|
26.05
|
|
12
|
21.22
|
21.68
|
26.02
|
26.67
|
|
12.5
|
21.56
|
22.14
|
26.43
|
27.24
|
|
13
|
21.91
|
22.58
|
26.84
|
27.76
|
|
13.5
|
22.27
|
22.98
|
27.25
|
28.20
|
|
14
|
22.62
|
23.34
|
27.63
|
28.57
|
|
14.5
|
22.96
|
23.66
|
27.98
|
28.87
|
|
15
|
23.29
|
23.94
|
28.30
|
29.11
|
|
15.5
|
23.60
|
24.17
|
28.60
|
29.29
|
|
16
|
23.90
|
24.37
|
28.88
|
29.43
|
|
16.5
|
24.19
|
24.54
|
29.14
|
29.56
|
|
17
|
24.46
|
24.70
|
29.41
|
29.69
|
|
17.5
|
24.73
|
24.85
|
29.70
|
29.84
|
|
18
|
25
|
25
|
30
|
30
|

DIETETICA E NUTRIZIONE
Nutrizione umana
Linee guida e strategie - Linee guida per la diagnosi e il trattamento
dell'obesità infantile
Linee guida per la diagnosi e il trattamento
ambulatoriale dell'obesità essenziale infantile
L'obesità essenziale è una condizione
caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo in grado di indurre un aumento
significativo di rischi per la salute.
I criteri clinici che vengono correntemente
utilizzati per definire un soggetto obeso sono:
Nei Paesi a più elevato tenore
socio-economico l'obesità essenziale rappresenta "il problema nutrizionale" ed
attualmente in Italia la prevalenza è stimata tra il 10 ed il 20%.
Individuazione di un paziente affetto da
obesità essenziale
L'esame obiettivo ha lo scopo di
identificare i bambini affetti da obesità essenziale ed individuare i bambini
con obesità secondaria a patologia endocrina o a sindrome polimalformativa che
richiedono specifici iter diagnostici e follow-up presso Centri Specialistici
Accreditati.
L'anamnesi e l'esame obiettivo generale saranno completati dalla ricerca di
segni e sintomi indicativi di obesità non essenziale quali bassa statura,
ritardo mentale, stigmate malformative ed ipogonadismo.
Perché l'incontro tra pediatra e bambino obeso possa rappresentare un'importante
fase di un programma di intervento efficace è necessario che nell'ambito
dell'anamnesi e dell'esame obiettivo vengano raccolte le maggiori informazioni
possibili sul bambino e sulla sua famiglia. Lo scopo è quello di cercare di
ottenere la loro fiducia e disponibilità ad intraprendere un programma che non
solamente coinvolgerà le loro abitudini nutrizionali ma anche le loro abitudini
di vita.
è opportuno che tutti i dati clinici, strumentali e di laboratorio siano
registrati in una cartella clinica al fine di facilitare ed uniformare gli
interventi ed il follow-up.
In aggiunta ad un'anamnesi generale dovranno essere raccolte informazioni volte
a verificare il rischio familiare per malattie cronico-degenerative ed obesità,
fattori ambientali e familiari predisponenti all'obesità, eventuali sintomi che
indirizzino verso un'obesità non essenziale, fattori nutrizionali e di vita.
Anamnesi familiare
-
peso dei genitori e dei fratelli
-
familiarità per malattie cronico-degenerative in parenti di I e II grado
cercando di specificare l'età in cui si sono verificate eventuali patologie
cardiovascolari acute
-
tipo di attività lavorativa dei genitori e di chi si occupa del bambino per
valutare la loro disponibilità e il tempo che può essere dedicato alle necessità
del bambino
-
eventuale presenza di disturbi del
comportamento alimentare nei familiari
Anamnesi fisiologica
-
peso neonatale
-
modalità di allattamento
-
accrescimento staturo-ponderale
-
sviluppo psicomotorio e performance scolastica
-
comparsa dei primi segni puberali
-
età del menarca e caratteri dei cicli
mestruali
Anamnesi patologica
-
pregresse patologie con particolare
riferimento all'assunzione di farmaci
-
epoca di comparsa del sovrappeso e incremento ponderale/anno
-
eventuali pregressi tentativi di riduzione
del sovrappeso
Anamnesi alimentare
La rilevazione delle abitudini nutrizionali
offre alcune difficoltà: specie nei soggetti obesi è estremamente difficile
stimare l'esatto intake calorico perché consciamente od inconsciamente vi è una
sottostima dell'introito di alimenti e non viene riferita con precisione
l'assunzione totale di cibi e bevande.
è dimostrato che l'anamnesi nutrizionale, qualsiasi sia lo strumento
utilizzato, rappresenta uno strumento educativo.
Nonostante la difficoltà di una rilevazione affidabile dell'introito calorico è
indispensabile la valutazione delle abitudini nutrizionali allo scopo di
conoscere il numero dei pasti, la ripartizione calorica media nell'ambito dei
pasti della giornata e la frequenza settimanale degli alimenti principali.
Se non si ha la possibilità di utilizzare metodi di rilevazione delle abitudini
nutrizionali che consentono la valutazione dell'intake calorico e la
scomposizione in nutrienti, è opportuno vengano comunque acquisite informazioni
relativamente a:
-
numero dei pasti
-
con chi il paziente ha l'abitudine di
assumere i pasti
-
abitudine ad assumere la prima colazione
-
consumo settimanale dei principali alimenti
-
occasioni in cui il paziente lamenta
maggiore appetito
-
eventuale presenza di sintomi specifici di
disturbi del comportamento alimentare
-
motivazioni alla scelta di quelle specifiche
abitudini nutrizionali: tradizione familiare, gusto del bambino o dei familiari
-
conoscenze nutrizionali della famiglia
Abitudini di vita
Ulteriori informazioni
-
rapporti con i familiari
-
rapporti con i compagni
-
motivazioni alla richiesta di consulenza
medica
-
convinzioni in tema di obesità
-
autovalutazione del sovrappeso
-
aspettative del paziente e dei familiari in
termini di perdita di peso
-
disponibilità del paziente e dei familiari a
modificare le abitudini alimentari e di vita.
L'esame clinico di un bambino o di
un'adolescente in sovrappeso in genere consente di porre diagnosi di obesità
essenziale.
Il bambino affetto da obesità essenziale,
infatti, ha caratteristiche molto precise:
-
l'obesità si instaura gradualmente, con
incidenza massima tra 7 e 10 anni o all'adolescenza
-
statura media o alta con curva di
accrescimento regolare
-
assenza di segni clinici di ipotiroidismo
-
assenza di stigmate malformative
-
pseudoipogenitalismo e pseudoginecomastia
-
normale sviluppo psicomotorio e performance scolastica
-
maturazione puberale tendenzialmente
accelerata
-
se indagata la maturazione ossea risulta accelerata e sovrapponibile all'età staturale
L'esame obiettivo generale in occasione
della 1° visita e del follow-up dovrà comprendere la rilevazione di:
-
altezza e, quando possibile, ricostruzione
della curva di accrescimento
-
peso e ricostruzione della curva di
accrescimento ponderale mediante la valutazione longitudinale dei pesi
precedenti per valutare l'incremento di peso
-
calcolo del peso ideale in rapporto
all'altezza e della percentuale di sovrappeso
-
calcolo del BMI
-
pliche cutanee (tricipitale, bicipitale, sottoscapolare,sovrailiaca)
-
circonferenze corporee (braccio, vita,
fianchi, coscia)
-
stadio puberale
-
valutazione della ghiandola tiroidea
-
pressione arteriosa
-
eventuale presenza di strie
-
dismorfie osteoarticolari e/o disturbi funzionali dell'apparato osteoarticolare
La diagnosi di obesità è sostanzialmente
clinica. Le indagini che possono essere richieste hanno l'obiettivo di valutare
l'eventuale presenza di complicanze legate allo stadio di obesità.
Utili per stabilire se si siano già
instaurate complicanze legate al sovrappeso e alla sua durata possono essere:
-
screening dei lipidi (colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL,
trigliceridi, Apo A, Apo B; in caso di familiarità positiva per elevato rischio
cardiovascolare includere anche: genotipo Apo E, omocisteina e Lp a)
-
test da carico orale con glucosio con valutazione di glicemia e insulinemia
-
funzionalità epatica
-
in caso di riscontro di epatomegalia e/o ipertransaminasemia approfondimento dei
test di funzionalità epatica ed ecografia epatica
-
elettrocardiogramma
-
in caso di riscontro di valori pressori elevati, controlli pressori seriati.
In caso di mancata normalizzazione della PA dopo calo ponderale si consiglia
approfondimento diagnostico.
A questi accertamenti possono essere
aggiunte valutazioni della composizione corporea e approfondimenti cardiologici.
Terapia dietetica dell'obesità essenziale
infantile
Gli obiettivi della terapia sono
rappresentati dalla formulazione di programmi che agiscono a livello
comportamentale, nutrizionale e dell'attività fisica, in quanto nella maggior
parte dei casi l'obesità dipende da un prolungato eccesso calorico associato ad
una ridotta spesa energetica, basati su comportamenti errati:
1- Integrazione dei componenti della
terapia: dieta, attività fisica e comportamento
-
Raggiungimento di un nuovo equilibrio tra
spesa energetica e intake calorico che assicuri un peso adeguato alla statura
-
Potenziamento dell'attività fisica
-
Modificazione persistente di stile di vita ed abitudini nutrizionali
-
Mantenimento e potenziamento della massa magra e quindi in particolare dalla
massa muscolare che rappresenta il compartimento corporeo metabolicamente
attivo, in grado di incidere positivamente sul metabolismo basale (MB) e di
conseguenza sulla spesa energetica totale (EE).
2 - Alimentazione con ripartizione in
nutrienti e scelta di alimenti tale da consentire adeguato accrescimento e senso
di sazietà
3 - Riduzione del sovrappeso
4 - Mantenimento dell'equilibrio staturo-ponderale ottenuto
5 - Prevenzione delle complicanze
dell'obesità
L'obiettivo primario dell'intervento
sull'obesità infantile quindi è la regolazione del peso corporeo e della massa
grassa mediante un intervento adeguato per crescita e sviluppo dal punto di
vista sia antropometrico che psicologico.
Idealmente l'intervento è associato a modificazioni positive delle fisiologiche
e psicologiche conseguenze dell'obesità. Per ottenere un duraturo corretto
rapporto tra peso e statura il programma terapeutico deve riuscire a modificare
in modo radicale le abitudini di vita e nutrizionali.
I dati riportati in letteratura dimostrano che per ottenere risultati a lungo
termine è necessario un intervento qualificato, impegnativo e costante.
La dieta ipocalorica bilanciata è
caratterizzata da apporto calorico non drasticamente inferiore rispetto a quanto
raccomandato per età e sesso (LARN) ed una scomposizione in nutrienti
sovrapponibile a quella della dieta ideale.
Tale scelta è determinata dagli scopi che
riteniamo importante perseguire:
-
Ottenere una riduzione del sovrappeso
graduale e duratura
-
Insegnare ad alimentarsi correttamente
-
Impostare nuove abitudini nutrizionali e di
vita nel paziente e in tutta la famiglia
-
Prevenire errori nutrizionali negli altri
componenti della famiglia e quindi effettuare un programma di terapia e di
prevenzione al tempo stesso
-
Non trasmettere il messaggio che per
dimagrire è necessario seguire una dieta molto diversa da quella che
consideriamo ideale e adeguata per il mantenimento dei benefici raggiunti.
L'obiettivo di educare il bambino e la sua
famiglia ad una dieta ideale in termini quantitativi e qualitativi può essere
raggiunto fornendo una dieta ipocalorica bilanciata abbinata a potenziamento
dell'attività fisica dopo avere fornito informazioni nutrizionali ed aver
sollecitato il coinvolgimento della famiglia al programma.
Rispetto alle abitudini del bambino le
modificazioni più rilevanti che ci si prefigge sono:
-
Concentrazione dell'assunzione degli alimenti in 4 – 5 pasti
-
Promozione e valorizzazione della prima
colazione
-
Riduzione dell'apporto di grassi e proteine di origine animale
-
Aumento dell'apporto di cereali specie integrali
-
Limitazione degli zuccheri a rapida
assorbimento (elevato indice glicemico)
-
Aumento di intake di fibre alimentari (verdura, frutta, legumi)
Nel corso del primo incontro e poi
successivamente vengono fornite informazioni nutrizionali qualitative e
quantitative.
A bambini di età inferiore a 8 anni
deve essere consigliata una dieta eucalorica per età e sesso che preveda esempi
dettagliati di: prima colazione, spuntini, pranzo e cena con precisione delle
porzioni medie adeguate in base all'entità dell'obesità per gli alimenti
principali.
A ragazzi di età superiore a 8 anni
viene consigliata una dieta eucalorica oppure ipocalorica bilanciata con apporto
calorico non inferiore al 70% dell'intake calorico raccomandato dai LARN per età
e sesso.
Attività fisica
Il potenziamento dell'attività fisica
permette di raggiungere più obiettivi: rende più rapida la perdita di massa
grassa, favorisce il potenziamento della massa magra (che è la componente metabolicamente attiva), abbassando i livelli di insulinemia e di colesterolemia
e mantenendo costanti i valori di pressione arteriosa.
L'attività fisica praticata deve essere
svolta a ridurre i componenti sedentari, non è necessaria un'attività sportiva
molto impegnativa, al contrario è consigliabile un'attività di media entità
purché sia costante e duratura nel tempo.
Follow up
L'efficacia del trattamento deve essere
verificata con controllo clinici periodici a scadenza non superiore a 4 mesi
fino al raggiungimento dell'obiettivo e annuali per i successivi 3 anni che
dovranno comprendere misurazione dei valori antropometrici analoga a quanto già
descritto e una attenta valutazione della compliance del paziente e della
famiglia agli interventi terapeutici proposti.
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worldwide: international survey.
BMJ VOLUME 320 6 MAY 2000.
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Il grasso addominale aumenta il
rischio di ammalarsi di ipertensione: una ricerca decennale condotta in Cina |
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Una
ricerca condotta in Cina e appena pubblicata sull'American Journal of Hypertension dimostrerebbe come
l'obesità addominale aumenti il rischio di ammalarsi di ipertensione. Gli
studiosi della National Yang-Ming University di Taipei hanno seguito per ben
dieci anni 2.377 uomini e donne che, all'inizio della ricerca, avevano 30 anni.
Nel corso del follow-up, circa il 25%
di essi si è ammalato di ipertensione e coloro che avevano il maggior indice di
grasso addominale risultavano essere i più a rischio.
I ricercatori hanno osservato che i soggetti con grasso addominale erano quelli
che più facilmente si ammalavano di ipertensione, rispetto non solo ai magri, ma
anche a chi aveva adipe sui fianchi e sulle cosce. Secondo quanto spiegato dal
responsabile della ricerca, Chen-Huan Chen, è la cosiddetta "pancetta" ad essere
pericolosa: un girovita maggiore di 102 centimetri per gli uomini e di 88
centimetri per le
donne è, infatti, uno dei principali fattori di rischio della sindrome metabolica, un
precursore del diabete e
dell'ipertensione.
"Visto che altre ricerche avevano dimostrato che l'obesità in genere aumenta il
rischio di disturbi cardiovascolari, resta da capire per quale ragione la
pancetta possa essere un fattore di rischio così conclamato" , ha concluso Chen.
(MFL
Comunicazione -
12/09/2006)
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Ipercolesterolemia: il nemico
numero uno della salute del cuore. Dal Congresso Mondiale di Cardiologia di
Barcellona novità e ultime ricerche |
Il nemico
numero uno della salute del nostro cuore si chiama
ipercolesterolemia. È il coro unanime giunto in questi giorni da Barcellona,
dove si sta svolgendo il Congresso Mondiale di Cardiologia che ha
riunito più di quarantamila tra esperti e delegazioni a livello internazionale.
A lanciare l'allarme sono i risultati dell'ultimo studio condotto dallo Stockholm Network, un'organizzazione scientifica che si occupa di esaminare i
grandi pericoli alla salute pubblica degli ultimi anni. I dati sono davvero
sorprendenti: in Europa le cardiopatie sono la causa di 1,9 milioni di decessi,
la maggior parte dei quali provocati direttamente da fumo, obesità, ipertensione
e ipercolesterolemia. Gli esperti hanno chiarito che molto è stato fatto negli
ultimi anni per prevenire e combattere fumo e obesità, ma il colesterolo alto continua
ad essere sottovalutato da pazienti e istituzioni. Il risultato è che entro il
2020, quello dell'ipercolesterolemia rischia di trasformarsi in una vera e
propria crisi sanitaria a livello globale. Basti pensare che tra quindici anni
ben trenta milioni di persone saranno diabetiche e tre milioni di decessi tra i
diabetici saranno provocati direttamente dalle conseguenze dell'ipercolesterolemia.
Se a ciò si aggiunge il progressivo invecchiamento della popolazione – nel 2020
il 20% della popolazione europea avrà oltre 60 anni, contro il 15% del 2005 – si
comprende perché l'ipercolesterolemia e delle sue implicazioni sulla salute del
sistema cardiovascolare rischia
di trasformarsi in una bomba ad orologeria. Gli interventi proposti dagli
esperti riuniti a Barcellona sono chiari: maggiore impegno da parte delle
istituzioni alla prevenzione e all'informazione, maggiore responsabilità
personale da parte dei pazienti in fatto di qualità dello stile di vita.
In questa prospettiva si inserisce anche un'indagine condotta su 879 medici di
famiglia e cardiologi europei. Sette medici su dieci ritengono che le
linee-guida sul trattamento dell'ipercolesterolemia vengano spesso disattese dai
pazienti.
Le cause sono da ricercare nella scarsa efficacia che le
statine garantiscono in
monoterapia, nella
difficoltà da parte dei medici stessi a destreggiarsi tra i farmaci rimorsati
dal Servizio Sanitario Nazionale. Troppo spesso il paziente non comprende bene
la gravità e il rischio legato all'ipercolesterolemia e sospende la terapia al manifestarsi
dei primi risultati positivi: "in questo senso anche noi medici dobbiamo fare la
nostra parte spiegando al paziente che la terapia va seguita per tutta la vita
visto che si tratta di una patologia "cronica", ha
spiegato in una nota Alberico Catapano, ordinario di Farmacologia
dell'Università di Milano che ha preso parte all'indagine.

Da Barcellona arrivano anche notizie confortanti: una ricerca realizzata in
Messico che ha coinvolto 39 pazienti cardiopatici ha dimostrato che ballare
salsa, merengue e anche il rock aiuta a rimettere in sesto il cuore. I volontari
sono stati divisi in due gruppi: il primo ha dovuto allenarsi a ballare salsa,
merengue, rock'n'roll 30 minuti al giorno per quattro giorni alla settimana
nell'arco di un mese, mentre il secondo gruppo ha dovuto allenarsi con la
cyclette nelle stesse modalità. Al termine della ricerca, i risultati non hanno
lasciato dubbi: chi era stato affidato al programma di riabilitazione "ballerino" mostrava gli stessi
benefici di chi aveva seguito la terapia tradizionale in palestra. "Con il
vantaggio che ballare può essere divertente e spingere il paziente a dedicarsi
più volentieri a queste attività", hanno concluso gli scienziati.
(MFL
Comunicazione -
06/09/2006)
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