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EDUCARE MANGIANDO Giorgio Pitzalis - Specialista in Pediatria e Scienza dell'Alimentazione Sezione di valutazione nutrizionale e dietoterapia del bambino sovrappeso - BIOSdue Roma
Il comportamento alimentare è uno dei fattori mediante il quale i genitori hanno l'opportunità di capire il bambino. Ma attenzione: anche il bambino ricava in questo modo le prime impressioni su mamma e papà.
Per molti secoli il compito principale dei genitori è stato quello di assicurare ogni giorno qualcosa da mangiare ai propri figli. E ancora non più di cento anni or sono la tipologia e la frequenza dei diversi alimenti erano molto diverse da quelle attuali: in Tabella 1 viene riportato quello che ancora ricordano i più anziani.
Tabella 1
Negli ultimi decenni, almeno nel Paesi ritenuti più industrializzati, il panorama è totalmente cambiato. L'offerta alimentare è aumentata in maniera impressionante e si è passati a un'alimentazione eccessiva e spesso monotona. Un bambino sovrappeso è un problema complesso per se stesso, per la sua famiglia e per la società. L'invasione degli ultracorpi in età evolutiva ha raggiunto in Italia una prevalenza preoccupante. In età scolare, 4 bambini su 10 sono soprappeso o obesi, con un andamento progressivamente crescente dal nord al sud Italia. Gli alimenti tipici della dieta mediterranea, quali olio di oliva, frutta e verdura, vengono consumati in misura maggiore al nord, mentre il pesce è presente, sebbene in quantità insufficiente, nel sud Italia. Eccessivo risulta comunque il consumo di carni rosse.
Altra problematica nutrizionale comune all'età pediatrica è la scarsa assunzione di latte (in media 100 ml/giorno). Di conseguenza l'introito medio di calcio e vitamina D risulta inferiore a quanto consigliato per tutte le età evolutive.
Ogni genitore, sognando l'arrivo di un figlio, ne immagina caratteristiche e qualità. Ma quando nasce un figlio la cui personalità non corrisponde ai sogni e alle aspettative dei genitori? In questo caso ecco sorgere tensioni e conflitti interpersonali. Ogni famiglia sceglie un ambito di vita del figlio a cui dedicare particolare attenzione: scuola, amici, religione, cultura. In questo senso anche l'alimentazione costituisce un "terreno di battaglia". Il consiglio è allora quello di non fuggire dai problemi ma di raccogliere la sfida, che può costituire un'occasione unica di maturazione e di crescita per la famiglia nel suo complesso. Spesso il bambino (ma anche l'adulto) mangia più del necessario per ansia o tristezza. La soluzione deve essere non solo la riduzione della quantità degli alimenti, ma anche la ricerca dei motivi di sofferenza del soggetto in questione. Importante è ricostruire l'autostima dell'individuo. Mamma e papà sono due persone differenti. Per questo è normale che, anche a tavola, possano avere pareri e modi di pensare differenti. Per il bambino, questo costituirà un problema solo se il piccolo avrà l'impressione di essere lui stesso origine e causa dei litigi. Quindi non è il caso di stabilire durante i pasti cosa è giusto o sbagliato per il bambino, che sicuramente non ama i conflitti tra i genitori. Meglio rinviare il confronto a un momento successivo. E nel primi mesi di vita del bambino il padre non deve considerare l'intimità tra madre e figlio come una situazione di concorrenza. "Mio figlio non mangia niente ...": ancora oggi il cibo è considerato simbolo di sicurezza e di tranquillità. Talvolta uno dei genitori è una persona insicura e sola, convinta di valere qualcosa soltanto quando riesce a nutrire suo figlio. A questo punto il bambino può rispondere in due maniere: assecondare il volere dei genitori, diventando così soprappeso, o al contrario mangiare sempre meno. In entrambi i casi il bambino finisce per dubitare del proprio valore come persona.
Ma se vostro figlio non mangia verdure, non è necessario ideare a tavola uno spot pubblicitario. Spiegare e cercare di convincerlo perché "è giusto mangiare" non servirà a niente. Perché invece non chiedersi se il puntiglio sulle verdure non nasconda conflitti "lontani", per esempio tra madre e padre? Comunque non è detto che un bambino che mangi frutta e verdura, solo per questo abbia un buon rapporto con i genitori. "Addomesticare" un figlio fino a farne un nevrotico non è difficile: bastano solo 4‑5 anni di insistenze continue. è vero che così, alla fine il bambino non farà più storie, almeno nel cibo: ma quale prezzo se ne dovrà pagare ... Una volta seduti a tavola sarebbero da evitare frasi come quelle riportate nella Figura 1, che complessivamente esprimono in maniera autoritaria un unico concetto: "in te c'è qualcosa di negativo".
Figura 1
Il risultato è scontato: il bambino non collabora più alla propria alimentazione e tende a rifiutare gli alimenti proposti. Anche il gusto può e deve essere educato. Negli ultimi decenni è aumentato il consumo di fruttosio (dolcificante a basso costo derivato dal mais) e, di pari passo, il tasso di obesità. Attualmente, i nostri bambini, fin dal primi mesi di vita, sono addomesticati al gusto dolce e lo ricercano poi, negli anni successivi, a costo calorico spesso eccessivo, negli alimenti. "I bambini mangiano anche con gli occhi": dialogare e interessarsi del parere dei figli è utile anche in tavola. In generale un bambino su tre rifiuta frutta e verdura. La refezione scolastica, in questo senso, è la sede più adeguata per interventi di educazione alimentare che si pongano l'obiettivo di favorire un percorso educativo e formativo che, attraverso l'apprendimento di sapori alternativi e modalità di presentazione diverse dei cibi, possa correggere abitudini consolidate e non rispondenti a una dieta equilibrata e salutare. In particolare, la scarsa accettazione delle verdure può essere data dalle qualità intrinseche del nutriente, dalle modalità di cottura e presentazione del prodotto, dal "modello dei genitori", da fattori culturali ed ereditari. Per i bambini le verdure non sono tutte uguali. In genere, piacciono molto: patate, carote, pomodoro, insalata, piselli, spinaci, zucchine; mentre non "piacciono per niente": verze, cetrioli, cavolfiori, carciofi, melanzane, fagiolini, finocchi. "Basta chiedere e lo avrai": è una frase troppo spesso ripetuta dai genitori e dai famigliari di un "piccolo dittatore". Ma ottenere ogni cosa è una soddisfazione solo apparente, perché al bambino manca la guida dei genitori. Non è possibile affidare l'armonia di tutta la famiglia a un bambino: prima o poi il castello di carte cadrà. è quindi necessario impostare, fin dal primi anni di vita del piccolo un programma educativo del tipo di quello sintetizzato nella Tabella 2.
Tabella 2
Le problematiche alimentari non risolte in età scolare si ripercuotono, inevitabilmente nell'età puberale. L'indagine che la Società Italiana di Pediatria, ormai da nove anni, effettua su un campione nazionale di 1200 studenti di età compresa tra i 12 ed i 14 anni sfocia in un rapporto non incoraggiante, che evidenzia un'alimentazione poco variata e un largo impiego dei fuoripasto. Inoltre, il 40% degli intervistati ha dichiarato di bere alcolici e, di questi, il 5.5% ne fa un uso abituate. Un ragazzo su 3 dichiara di mangiare quotidianamente, fuori da pranzo e cena: biscotti, panini, cioccolata, caramelle, gelati, patatine e merendine confezionate. Un altro problema nutrizionale deriva dalla dieta poco variata: il 15% degli intervistati ha affermato di mangiare "sempre le stesse cose" e il 41% di mangiare "solo quello che piace". E i comportamenti alimentari peggiorano all'aumentare delle ore trascorse davanti al televisore. Sarebbe inoltre utile riscoprire i "tempi della natura" e non limitarsi ad acquistare tutto in tutte le stagioni dell'anno (Tabelle 3 e 4).
Tabella 3 - LA VERDURA
Tabella 4 - LA FRUTTA
Frutta e verdura, poi, andrebbero assunte in quantità adeguata (per intenderci 5 "pugni" al giorno) e l'impiego del sale andrebbe ridotto, anche mediante l'impiego di spezie (Tabella 5), che possono essere usate per insaporire gli alimenti.
Tabella 5
Educare l'alimentazione è possibile. Ma è necessaria una certa attenzione, per evitare di mangiare "come capita".
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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 30 APRILE 2006 |
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