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CHECK UP: FACCIAMO IL ... TAGLIANDO?
Sotto processo il "tagliando annuale": spesso si effettuano esami inutili a prevenire le malattie. Vediamo come controllare correttamente la nostra salute.
Molte persone reputano utile e necessario un esame annuale delle condizioni di salute con il medico di famiglia. Questa buona abitudine spesso consiste, però, nella richiesta di un check up che nulla ha a che vedere con una vera ricerca di prevenzione delle malattie più diffuse. Ormai molte persone sono "affezionate" al check up e anche i medici lo considerano importante, ma non sempre vengono effettuate le indagini diagnostiche appropriate. Il cheek up periodico è di solito "aspecifico" e basato solo su una batteria di test generici e non adattati alle necessità del singolo; soprattutto non indirizzato verso pochi esami in grado di consentire effettivamente una diagnosi precoce dei tumori (ad esempio la colonscopia, il Pap test e la mammografia). Dalla lista dell'amato check up non mancano mai un esame delle urine e qualche controllo sul sangue, che purtroppo forniscono solo indicazioni generiche, e, per la presunta prevenzione del tumore polmonare, una radiografia del torace. A difesa del check up così eseguito ci sono però proprio i medici. Probabilmente perché questo "tagliando periodico" e gli esami di routine, permettono al dottore e al paziente di esaminare ciclicamente la situazione clinica e discuterne. Anche se un check up non può molto per la prevenzione di eventi acuti, come ad esempio un infarto, o di alcune forme tumorali, può essere invece molto utile sul fronte della strategia da adottare con un paziente per aumentarne il senso di responsabilità individuale. In pratica, il check up è visto dal medico come un momento per "fare il punto della situazione". Tutti sanno che non si potrà impedire con certezza un evento patologico, ma si potrà evidenziare se qualcosa non va nella nostra vita sanitaria, consentendo quindi di riaggiornare le nostre abitudini. Il check up classico non serve, se non in pochissimi casi, a realizzare una diagnosi precoce, ma soprattutto a rivisitare la propria salute; la salute può essere considerata come un equilibrio di energie dell'organismo da cui si genera il benessere e non necessariamente come la somma di un buon funzionamento dei diversi organi. Certi esami (mammografia, colonscopia, eccetera) puntano soprattutto a veríficare la buona salute dei singoli organi, mentre la visita medica, il colloquio e alcuni accertamenti di routine (glicemia, colesterolo, emocromo ...) consentono una visione d'insieme poco utile per la prevenzione, importante per modificare le abitudini errate del paziente. Per questo il "tagliando" dovrebbe essere programmato dal medico sulla base di indicazioni chiare: età, abitudini alimentari, attività fisica, fumo, peso in eccesso, personalizzando l'intervento senza necessariamente far ricorso a test costosi. Al centro del "processo al check up" un dubbio: quanto parametri appena fuori norma (anche importanti come glicemia o colesterolemia) possono indicare il rischio di una malattia (come ad esempio il diabete o l'infarto)?
Cristalli di Colesterolo
Avere un fattore di rischio elevato non significa essere malati, ma avere, ad esempio, il colesterolo oltre i limiti quanto ci espone al rischio di infarto o ictus? Tutto dipende da un insieme di fattori: storia familiare, fumo, abitudini alimentari, e pur tenendo conto di questi fattori, nessuno è in grado di dare risposte precise. Anche se nella medicina moderna ormai il "fattore di rischio" è diventato molto importante e la gran parte delle azioni per la prevenzione delle grandi patologie si basa proprio sui "valori minimi e massimi accettabili" (come quelli, ad esempio, del colesterolo LDL, della glicemia, della pressione arteriosa ...), se si applicassero gli obiettivi recentemente proposti dalle linee guida della Società Europea di Cardiologia, la pressione dovrebbe essere inferiore a 140/90 mmHg e la colesterolemia totale meno di 200 milligrammi per decilitro: valori spesso quasi irreali [in Norvegia con questi limiti, metà degli abitanti sarebbe a rischio già a 24 anni, e a 50 anni nove persone su dieci dovrebbero essere considerate in pericolo (ricerca di Steinar Westin e lona Heath, apparsa sul "British Medical Journal")]. Questi standard, inoltre, aumentano le spese sanitarie per le azioni di prevenzione; ed è proprio sul rapporto costo‑beneficio dei vari esami del check up che i critici puntano il dito, lamentando spesso un abuso di esami diagnostici che offrono scarse indicazioni pratiche ed effettuati, inoltre, in pazienti privi di alcun sintomo. Un esame dovrebbe essere utilizzato a scopo preventivo solo quando è sufficientemente sensibile e specifico e quando il risultato può portare ad interventi di prevenzione realmente in grado di ridurre il rischio di malattia grave. L'esame deve anche avere un rapporto rischi, fastidi e costo/beneficio accettabile. Un caso emblematico è quello del diabete scoperto con la valutazione della glicemia: se utilizzassimo come soglia di sicurezza un valore di glicemia di 170 milligrammi per decilitro, potremmo individuare sicuramente molti malati, ma perderemmo tutti quei soggetti che, pur essendo predisposti a sviluppare la malattia con tutte le sue conseguenze, non raggiungono il valore "soglia". Se, al contrario si ponesse il valore a 100 milligrammi per decilitro, si individuerebbero la maggior parte dei malati attuali e futuri, ma verrebbero classificati a rischio anche molti soggetti sani. Un aiuto potrebbe venire dall'uso dei test genetici, ma ad oggi l'impiego pratico di queste informazioni è limitato, perché le malattie più diffuse sono regolate da diversi geni. Quindi, se non molto raramente, questi test possono indicare solo una maggior predisposizione ad ammalarsi. I test genetici possono essere utili per effettuare uno screening finalizzato a individuare i portatori sani in gruppi di popolazione a rischio (ad esempio, i portatori di talassemia nelle popolazioni del Mediterraneo). Nell'ambito di un check up il loro impiego può essere utile in famiglie a rischio, i portatori di geni responsabili di malattie a insorgenza tardiva o quelli che possono favorire malattie comuni (trombosi, neoplasie ereditarie, ipertensione). Il miglioramento di queste tecniche potrebbe rendere sempre più efficace la cosiddetta medicina "predittiva".
TEST DA EFFETTUARE PERIODICAMENTE Alcuni test possono consentire una prevenzione mirata o permettere una diagnosi precoce, migliorando il trattamento della lesione e diminuendone la mortalità. Vanno eseguiti a seconda dei profili di rischio, della predisposizione genetica e delle abitudini di vita e in base alle indicazioni dei medico. - GLICEMIA Il test della glicemia, eventualmente associato alla ricerca del glucosio nelle urine (glicosuria) è consigliato alle persone in sovrappeso e a quanti presentano familiarità per diabete e malattie cardiovascolari. In ogni caso la glicemia andrebbe ripetuta annualmente dopo i 45 anni. Il diabete non riconosciuto e quindi non trattato aumenta il rischio di infarto, ictus, malattie renali, problemi alla circolazione degli arti e alla vista. - PRESSIONE ARTERIOSA Per tutti e almeno ogni anno. Il controllo regolare consente di individuare un'eventuale ipertensione e di trattarla, riducendo il rischio di malattie cardiache e renali. - COLESTEROLEMIA Consigliata a chi ha familiarità per malattie cardiovascolari o altri fattori di rischio, come ipertensione e diabete. In caso di elevati livelli nel sangue l'esame va ripetuto in base alle indicazioni dei medico. - ELETTROCARDIOGRAMMA DA SFORZO Sotto sforzo il cuore viene messo alla prova, e quindi più facilmente si possono rivelare disturbi elettrici e patologie. Tuttavia per chi non ha disturbi questo test non è considerato utile. Consigliato, invece, ai diabetici. - SPIROMETRIA Non è efficace nella prevenzione del tumore del polmone, ma può indicare eventuali alterazioni nei bronchi, segnalando così uno stato di asma o bronchite latente. Indicato per chi soffre di allergie, per i fumatori e per chi si ammala spesso di infezioni respiratorie. - PAP TEST Riduce la mortalità della donna per tumore del collo dell'utero e va eseguito regolarmente. Le cadenze vanno accentuate durante l'età fertile, specie se si hanno numerosi partner perché il rischio tumorale è collegato alle infezioni virali trasmesse per via sessuale. - MAMMOGRAFIA L'esecuzione regolare consente di ridurre la mortalità per tumore alla mammella. Il test andrebbe effettuato una volta prima dei 40‑45 anni, poi a cadenze regolari in base al profilo di rischio definito dal medico e alle lesioni eventuali. - COLONSCOPIA Di rigore, dopo i 50 anni, per chi ha familiarità con il tumore del colon. Conviene farla almeno una volta intorno ai 50‑60 anni. Se l'ultima parte dell'intestino risulta priva di polipi (le lesioni da cui nascono la maggioranza dei cancri), si può ripetere dopo una quindicina d'anni perché questo tumore si sviluppa molto lentamente. I polipi possono essere spesso rimossi con la stessa colonscopia. In questi casi sarà necessario ripetere l'esame a intervalli più brevi. - PSA (Antigene prostato specifico) è utile, ma è poco specifico e i risultati possono risultare alterati. La sua utilità viene discussa soprattutto in relazione alla probabilità di evoluzione del tumore (anche quando è presente, soltanto in un malato su otto è causa di morte), e alle conseguenze della terapia chirurgica, che può portare a impotenza e, più raramente, a incontinenza urinaria.
AGENDA DEGLI ESAMI DA ESEGUIRE PER UNA CORRETTA PREVENZIONE
Placca Aterosclerotica
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ULTIMO AGGIORNAMENTO PAGINA 14 OTTOBRE 2005 |
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